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08/01/2009 L'Arrivo - Terza Settimana
Diciassettesimo Giorno (2)
Fu interminabile la serie di supplizi a cui F venne sottoposto da Lady Lycia, a cui più tardi si aggiunse Lady Dana, fino al momento in cui ebbe inizio l’Udienza di imputazione. Si trattò un trattamento lungo e meticoloso durante il quale le instancabili Aguzzine tormentarono la vittima con innumerevoli sevizie fisiche e teniche di annullamento mentale.
La caratteristica principale di Lady Lycia sembrava essere l’implacabile metodicità con cui procedeva, calma e risoluta, nell’applicare nuove firme di tortura. Passato il primo momento, in cui si era lasciata andare toccandosi davanti alla vittima, non sembrò mostrare più interessi di natura sessuale. Il suo era un lavoro interamente finalizzato a provocare una sofferenza continua e sempre crescente, senza lasciare mai scampo allo schiavo.
Cominciò con una lunga sessione di frustate. Per fare questo liberò F dalle catene che lo tenevano appeso e lo applicò ad un semplice attrezzo costituito da una predella di legno in cui lo schiavo si trovava bloccato con i piedi e con le mani finendo costretto a stare piegato in due con la testa bassa ed il culo in alto.
In quella posizione la vittima offriva le terga alla crudeltà dell’Aguzzina che gli fece sperimentare gli effetti di una varia serie di attezzi da fustigazione. Usò a lungo scudisci sia rigidi che flessibili, verghe in legno di varia consistenza, fruste lunghe e corte, alcune con più code, e palette per sculacciare. Dosava i colpi alternando alcuni più forti a pochi più lievi. Talvolta lasciava passare pochi secondi fra le frustate, altre volte le somministrava con un ritmo più lento lasciando ad F il tempo di gemere e girandogli intorno per vederlo contorcersi disperato.
L’infinita serie di nerbate lasciò profondi lividi, escoriazioni e vere ferite sulle natiche della vittima, sulle coscie e giù fino ai polpacci. Qualche colpo, appositamente mirato, lo prese sullo scroto, esposto fra le gambe scostate, giusto per infliggergli ulteriore patimento. Man mano che la fustigazione proseguiva F urlava sempre più forte, fino a non avere più fiato. Lady Lycia, vedendolo sul punto di svenire, più volte lo prese a secchiate d’acqua gelida in faccia costringendolo a mantenersi vigile e reattivo.
Alla fine F, assolutamente incapace di tenere un conto sulla durata della tortura e sulla quantità delle frustate subite, fu liberato dalla scomoda posizione ed a quel punto Lady Lycia si vide costretta ad appenderlo subito per i polsi per evitare di farlo cadere per terra come un corpo morto.
L’Aguzzina, dunque, gli fece aprire le gambe e lo incatenò alle caviglie per tenerlo in piedi, teso verso l’alto. In quella posizione lo schiavo si trovò a subire l’inserimento di un grosso penetratore anale, collegato ad una macchina che lo spingeva avanti ed indietro fottendolo a fondo e senza pietà. I movimenti del bastone, largo e dalla superficie bitorzoluta, erano lenti ma implacabili. Il meccanismo faceva fare, ogni tanto, scarti laterali al fallo artificiale provocando spasmi dilatatori più dolorosi. Difficile dire se era più efficace il dolore fisico o l’effetto psicologico di quella tortura. Certo è che F offriva un dilettevole spettacolo a Lady Lycia che, comodamente seduta davanti a lui, lo guardava bevendo e fumando.
Quando ne ebbe voglia, l’Aguzzina spense la macchina lasciando però il bastone conficcato nel culo della vittima, e tornò ad impegnarsi con le fruste ed i tanti altrri simili attrezzi di cui era dotata. Quella seconda lunga fustigazione fu dedicata prevalentemente alla parte anteriore dello schiavo, dalle spalle alle gambe, senza tralasciare la schiena che era stata solo occasonalmente colpita nella prima parte. Adattandosi alla conformazione delle parti poste a bersaglio Lady Lycia utilizzò in prevalenza fruste di cuoio e altri strumenti flessibili. Sotto le sue sferzate F si dibatteva inutilmente, piangeva e gridava fino allo stremo delle forze.
Fu alla fine di quella fase che Lady Lycia venne raggiunta da Lady Dana. Quest’ultima constatò con piacere l’efficacia delle tecniche usate dalla collega, insieme alla quale escogitò i nuovi supplizi.
Appena arrivata Lady Dana rimpianse di non aver potuto assistere alla lunga fustigazione della vittima. Sulle prime propose di riprenderla nuovamente ma dovette subito riconoscere che ormai F era talmente provato da non potere più resistere a nuovi colpi. Le due Guardiane, a quel punto, decisero che era meglio liberare lo schiavo dalle catene e dal penetratore per dargli un po’ di respiro restando ai loro piedi. F impiegò qualche minuto per riprendersi al punto di stare correttamente in ginocchio davanti alle Signore, meritandosi così una paio ceffoni da ciascuna di loro, poi finalmente riuscì a tenere la posizione regolare ed allora Lady Lycia dichiarò che, come piccolo premio, gli concedeva di leccare i loro stivali.
Certamente non si trattava di una grande ricompensa ma, perlomeno, ciò gli consentiva di passare un po’ di tempo senza nuove torture. F, dunque, si mise d’impegno passando la lingua secca per l’arsura sulla pelle dei lunghi stivali neri di entrambe le Aguzzine. Il suo operare sembrò divertire molto Lady Dana che non mancò di farsi leccare anche le suole.
Quella pausa, per quanto umiliante, fu provvidenziale per F che, successivamente, dovette affrontare un nuovo supplizio.
Lady Lycia lo fece stare in piedi, a gambe aperte. Usò una molletta metallica per prendergli la lingua e collegarla ad un polo dell’apparecchio per le scosse elettriche. Poi gli infilò nel culo un piccolo penetratore metallico a cui era collegato un cavo con un peso alla fine. Mise il peso proprio nel mezzo di una spirale metallica che fu collegata all’altro polo del trasformatore. Quindi diede corrente.
A quel punto F si trovava forzato ad una assoluta immobilità poiché ogni minimo movimento provocava il contatto fra il peso e la spirale scatenando una forte scossa elettrica fra culo e lingua. Non era una esperienza nuova per F ma lo schiavo trovò egualmente insopportabile la cosa date le sue penose condizioni fisiche.
Le due Aguzzine restarono calme, sedute, a guardarlo parlando fra loro piano. Ridacchiavano quando subiva la scossa e aspettavano poi pazientemente la successiva. Fu anche quello supplizio che F subì riuscendo comunque a restare in piedi.
Quando Lady Dana e Lady Lycia si stancarono di quello spettacolo decisero di dedicarsi alla sodomizzazione dello schiavo usando grossi strap-on. Lady Dana si mosse impetuosamente mentre Lady Lycia fu più calma ma si lavorò più a lungo il culo della vittima.
Straziato e sempre più umiliato F, a quel punto, fu giudicato meritevole di una nuova pausa. Dato, però, che le Aguzzine non intendevano lasciarlo dormire, venne incatenato ancora appeso, stavolta con le braccia dietro alla schiena, solevate verso l’alto, teso ed in punta di piedi.
Venne lasciato da solo nella stanza buia con l’ordine di meditare sulle sue colpe.
postato da fdfan, 13:06 | link | commenti 24/09/2008 L’Arrivo – Terza Settimana
Diciassettesimo Giorno (1)
La tortura delle scosse elettriche proseguì fino a quando Lady Dana fu completamente appagata, divertita dalla sofferenza di F e soddisfatta sessualmente dal lavoro di lingua dell’altro schiavo.
Era sicuramente già notte inoltrata quando l’Aguzzina si curò di calare F con i piedi a terra senza però sganciarlo alle catene che lo tenevano appeso e con le gambe aperte. Non disse una parola, spense la luce ed uscì portandosi via il giovane schiavo con l’elmetto, tenuto al guinzaglio come un cane.
F si ritrovò al buio, in piedi e costretto dalle catene che gli segavano la carne. Aveva ormai perso ogni possibilità di controllarsi e lacrimava gemendo per il dolore ancora vivo dopo le tante scosse ricevute.
Passò qualche ora, durante le quali non poteva certamente riposarsi, finchè nella sala arrivarono altre Dominatrici. Si trattava di Lady Lycia e di Lady Susan che gli si pararono davanti scrutandolo con attenzione.
- Sembrerebbe già abbastanza malconcio – lo giudicò Lady Susan – ma non ci si può fidare troppo. Questi animali acquisiscono in fretta una certa resistenza alle torture e bisogna infierire su di loro molto scrupolosamente per arrivare ad un buon risultato.
- Sono certa che Lady Dana non è stata tenera – replicò Lady Lycia – e quanto a te…
Lady Susan rise forte e di gusto.
- Dunque mi sono fatta una buona fama! – esclamò – Però, come vedi, non è ancora sufficiente se mi capita di essere disubbidita ed addirittura offesa da una bestia come questa…
- Puoi stare certa che non dimenticherà facilmente la lezione. Il procedimento disciplinare è molto efficace per piegare qualunque schiavo alla piena osservanza del nostro Dominio.
- Già, soprattutto perché ce ne occupiamo prevalentemente noi Guardiane e non certe altre colleghe… non farmi pensare ai discorsi che talvolta sento fare: per qualche Signora sembra che qualunque tortura sia un’eccessiva crudeltà.
- Vere Dominatrici non dovrebbero pensarla così.
- Non fraintendermi: si tratta pur sempre di amiche e colleghe che hanno molto lavorato per l’affermazione del Dominio e dei principi che lo regolano. Solo che, a volte, sembrano guardare agli schiavi con un distacco e addirittura con una po’ di compassione, tanto che non si rendono conto di come rischiano di perdere potere nei loro confronti. Se uno schiavo non prova terrore davanti ad una di noi è già pronto per disubbidire o ribellarsi. Per questo dobbiamo curare la repressione di ogni minima mancanza, anche solo accennata, ed educare gli schiavi applicando tecniche crudeli ed implacabili.
- Ma veramente qualche Signora tollera sgarri da parte delle vittime?
- Capita. – sospirò Lady Susan – Capita che qualcuna, con troppi impegni, non noti le mancanze o, diciamo così, non abbia tempo o voglia di sanzionarle immediatamente. Così si limitano a segnarle sullo stato di servizio delo schiavo, per future punizioni, e poi finiscono col dimenticarle. Fortunatamente ci siamo noi Guardiane ad attivare i procedimenti di disciplina così in quelle occasioni si tira fuori tutto quello che è successo prima e finalmente arrivano le punizioni, anche se in ritardo.
- E a quel punto anche le mancanze verso le Signore dal cuore tenero sono rimediate – concluse Lady Lycia.
- Ah, ah… - rise nuovamente Lady Susan – Capita spesso che quelle Signore abbiano altro da fare anche in quelle occasioni, così finisce che le loro censure restano segnate anche dopo la punizione e quindi sono buone per la volta successiva!
Lady Lycia si unì alla risata malefica della collega, in un modo che fece rabbrividire F al pensiero delle atrocità che le due Guardiane potevano mettere in atto ai suoi danni.
Se il loro desiderio era quello di tenere gli schiavi assoggettati col terrore, potevano ben dire di avere perfettamente raggiunto lo scopo con F che, udita la loro conversazione, tremava e sudava freddo.
- Tornando al motivo per cui siamo qui – riprese lady Susan – sai che non posso curarmi personalmente della preparazione della vittima al processo che lo aspetta. Lady Prinz ha molta fiducia in te e confida che le tue capacità, unite a quelle di Lady Dana, ci consentiranno di avere lo schiavo adeguatamente predisposto agli interrogatori e al giudizio.
- Confido di essere all’altezza. Fra l’altro ho già avuto a che fare con questo animale durante il lavoro al mulino ed è stato gustoso torturarlo.
- Bene ma sta attenta a non farti prendere la mano. Lo schiavo deve essere provato nel fisico e soprattutto nella mente ma lo vogliamo vedere ben reattivo durante i supplizi dell’istruttoria e durante l’udienza. Mi seccherebbe trovarmi davanti ad una larva incapace di soffrire e comprendere la situazione.
- Sarò scrupolosa. Quanto tempo ci vorrà per l’inizio formale della procedura?
- Non molto. Attualmente lo schiavo è in stato d’arresto precauzionale e Lady Prinz ha già consultato le Signore che hanno svolto censure nei suoi confronti. Penso che già domani, al massimo nel pomeriggio, saremo pronte per l’Udienza per la formalizzazione delle accuse.
- Bene, ho comunque abbastanza tempo per lavorarmi l’animale…
- Fa quello che credi, mi fido pienamente. Ora io devo andare ma fra poco Lady Dana potrà tornare qui. Ovviamente tu puoi anche cominciare subito.
- Non aspetto altro! – concluse Lady Lycia.
Risero ancora e si salutarno sulla porta dopo essersi scambiate qualche ultima battuta a voce bassa. Poi, uscita Lady Susan, l’Aguzzina rimasta tornò ad avvicinarsi ad F ispezionandolo nuovamente. Gli girò intorno, controllando i lividi delle frustate che aveva subito se segnadone alcuni con un tocco leggero delle dita. Poi, standogli davanti, si avvicinò ancora di più.
- Immagino tu abbia capito… - disse a voce bassa – Ti aspettano lunghe ore di torture che somministrerò con estrema crudeltà. Sarà delizioso vederti soffrire e ascoltare il tuoi lamenti. Ti avevo annunciato che avresti avuto l’occasione di trovarti nuovamente alle prese con me e puoi stare sicuro che farò in modo da rendere indimenticabile ogni nostro incontro...
Fece un passo indietro e si sbottonò la camicetta infiando dentro una mano per toccarsi un seno.
- L’ultima volta che ti ho incontrato – riprese, avvicinandosi ancora – avevi un aspetto molto più provato e lercio. Vedo che ti hanno ripulito e, così depilato, sembri anche più nudo e vulnerabile. Le tue carni aspettano allora di ricevere segni più forti, che ti lascerò certamente. Mi spiace che, malgrado tutto, ci sono ancora dei limiti che devo rispettare. Non posso ancora ridurti allo stremo totale perché devo lasciarti in condizione tale da apprezzare le torture successive. Comunque non hai motivo di preoccuparti: verrà anche il momento in cui sarai alla mia mercè senza alcun limite. Questo di oggi è ancora solo un antipasto, una preparazione a ciò che ti capiterà quando sarai assolutamente mio e potrò soddisfarmi completamente del tuo patimento.
Così dicendo Lady Lycia continuava ad accarezzarsi scendendo dal seno al ventre. Si avvicinò ancora di più mentre si infilava la mano nei pantaloni per toccarsi il sesso.
- Chissà quanto ti piacerebbe poter avere il cazzo duro – bisbigliò ancora più piano – e poterlo avvicinare alla mia fica. Da quel porco che sei potresti fare qualunque cosa per un solo momento di contatto… Sarai punito anche per questo desiderio, ti frusterò fino a farti perdere i sensi, ti strapperò di dosso la pelle, conficcherò aghi e chiodi sotto le tue unghie e mi delizierò alle tua urla. Riderò dei tuoi pianti, ti ridurrò ad un livello di sottomissione che nemmeno osi immaginare…
Parlava sempre più piano e alternava sospiri alle parole, come se le stesse crescendo dentro un’irrefrenabile eccitazione. F, che non aveva l’ardire di alzare lo sguardo verso il suo volto, fissava come ipnotizzato la mano che la Signora si era infilata nei pantaloni muovendola sempre più intensamente. Era sinceramente terrorizzato: da quello che aveva sentito quando le due Guardiane parlavano fra loro, da quello che stava dicendo e facendo Lady Lycia lì davanti, dal solo pensiero che per un inaspettato motivo il suo cazzo inflaccidito dalle torture potesse in qualche modo rialzarsi ed irritare così la perfida Aguzzina.
Cercò di svuotare la mente, come se potesse estraniarsi dal suo corpo. Si disse che non c’era niente che potesse fare perché tanto, ormai, era solo questione di poco tempo e nuovamente la Dominatrice avrebbe cominciato ad infierire su di lui con altre penose torture. Non ascoltò più le parole della Signora che, ormai, si stava palesemente masturbando biascicando frasi smozzicate.
Improvvisamente Lady Lycia si ricompose e si allontanò da lui. Sembrò quasi ignorarlo mentre controllava lo stato degli attrezzi da tortura predisposti nel sala da Lady Dana. Un sorriso malefico le si dipinse sul volto quando si accostò all’apparecchio per lo somministrazione delle scariche elettriche. Lo studiò accuratamente studiandone i comandi che regolavano il flusso delle scosse attraverso i vari elettrodi e contatti ancora applicati al corpo dello schiavo. Li regolò uno ad uno poi, messasi a distanza per potere assistere bene alle convulsioni della vittima, chiuse il contatto in modo che il corpo di F fosse attraversato da molteplici scariche contemporanee, tutte violente e persistenti.
F lanciò un urlo lancinante che Lady Lycia accolse con una sonora risata.
- Benissimo! – gli gridò infine, dopo avere interrotto le scosse – Adesso cominciamo!
postato da fdfan, 10:41 | link | commenti (1) 05/08/2008 L’Arrivo – Terza Settimana
Sedicesimo Giorno (2^)
Rassegnato al peggio lo schiavo sbirciò Lady Dana e Lady Susan che, dopo avere brevemente confabulato fra loro, si armavano di attrezzi scelti con cura da uno scaffale. Mentre quelle si preparavano ebbe il tempo per riflettere rapidamente sulla sua condizione e su ciò che lo attendeva: evidentemente le Guardiane, dopo averlo coperto di censure, gli avevano teso un tranello a cui non aveva la possibilità di sottrarsi. L’intesa che correva fra Lady Dana, Lady Susan e Lady Prinz era lampante ed andava chiaramente ben oltre il trattamento che avevano programmato ai suoi danni. Sembrava che il gruppo delle Guardiane, a cui poteva aggiungere Lady Cotton e Lady Lycia e forse Miss Sammy, stesse coltivando una propria strategia di potere nei rapporti con le altre Signore, orientandosi alla soddisfazione del piacere sadico in modo estremo. Aveva, insomma, l’impressione di essere stato coinvolto come oggetto in un gioco ben più grande della sua educazione da schiavo. Rabbrividì per il fresco della stanza e la paura mentre le due Aguzzine gli si avvicinavano armate di corde, catene e fruste.
Passandogli alle spalle Lady Susan gli piantò un piede in mezzo alla schiena per spingerlo bruscamente a terra. Gli si appoggiò con un ginocchio addosso e usò una corda ruvida per unirgli i gomiti stringendoli forte. Fece fare più giri alla fune in modo che le braccia fossero saldamente unite, poi usò una catenella per stringerlo ai fianchi e farla poi passare più volte fra le cosce fino a unirla alle manette. A quel punto lo fece alzare e attaccò la corda che stringeva i gomiti ad un gancio collegato ad argano in mezzo alla stanza. Lady Dana azionò il verricello elettrico che tirava su il gancio finché F si ritrovò sollevato, appeso per i gomiti. In quel modo aveva le braccia in parte sollevate, dolorosamente sollecitate, e in parte piegate in giù per evitare che i polsi tendessero troppo la catena che lo imbracava. Inevitabilmente, però, la catena veniva tirata ed i suoi scatti non consentivano un allentamento quando F si sforzava di accostare i polsi alle terga. Per finire Lady Susan gli fece aprire le gambe agganciandogli le cavigliere ad altre catene che le tenevano tese verso il pavimento.
Lady Dana proseguì nel trattamento da lei ideato usando una pompa d’acqua fredda con al quale annaffiò la vittima. Nel freddo della stanza il getto congelò lo schiavo che già tremava d’ansia e gemeva di dolore. Non ebbe molto da attendere prima che le due Aguzzine, armate con i loro scudisci metallici che già aveva tristemente conosciuto, cominciassero a frustarlo su tutto il corpo.
Lady Dana e Lady Susan si divertirono a sue spese con la consueta energia e determinazione. Il metodo usato era sempre quello di somministrare nerbate adeguatamente distanziate fra loro, colpendo ora una parte del corpo ora l’altra, alternando botte di piatto con altre di spigolo delle lunghe verghe. F non aveva scampo. Non poteva né evitare né cercare di attutire i colpi di cui era inevitabilmente vittima. Oltre alle percosse subiva il patimento causato dalle corde e dalle catene che gli mordevano la carne, raschiandolo inesorabilmente. I gemiti gli si strozzavano in gola ed il fiato gli mancava anche solo per piangere. Dopo molte scudisciate fu sul punto di perdere conoscenza ma le Aguzzine usarono ancora il getto d’acqua gelida per risvegliarlo. Continuarono così a lungo, rendendogli ben chiaro che non aveva possibilità di sfuggire alla loro crudeltà. Innumerevoli nerbate lo ridussero allo stremo fin quando Lady Dana guardò l’ora e decise che era momento di cambiare il supplizio.
Nuovamente fu Lady Susan ad occuparsi della preparazione dello schiavo. Prese una manciata di cavi elettrici e cominciò a collegare elettrodi al corpo della vittima. Applicò le pinzette ai capezzoli, al prepuzio e allo scroto, infine unì un cavo alla catenella che stringeva i fianchi. Passò, quindi, i cavi a Lady Dana che li collegò all’apparecchio per la somministrazione delle scosse elettriche e si accomodò su una sedia messagli proprio davanti in modo da poterlo vedere bene durante la tortura.
Le due Aguzzine attesero un buon quarto d’ora chiaccherando a voce bassa, poi decisero di iniziare il supplizio. Il fatto che avevano usato morsetti non troppo stretti e con le superfici lisce fece immaginare ad F che c’era l’intenzione di far durare molto a lungo quella tortura, come del resto era stato in parte annunciato da Lady Prinz quando aveva spiegato la necessità di infierire gravemente su di lui per indebolirlo prima dell’inquisizione vera e propria.
Lady Dana, flemmatica, regolò il marchingegno e gli somministrò una prima scossa. Il contatto avvenne fra gli elettrodi collegati ai capezzoli della vittima e fu di bassa potenza ma lunga durata. F avvertì prima un formicolio che in decina di secondi divenne un fastidio e poi un vero tormento, come se avesse la carne sollecitata dal fuoco. Il dolore, in breve, lo fece passare dai gemiti alle grida e quindi alle lacrime, mozzandogli il respiro già reso difficile dall’incatenamento.
Quando, finalmente, Lady Dana staccò il contatto F, boccheggiante, vide il ghigno di compiacimento delle sue Aguzzine. Gli lasciarono una breve pausa e passarono poi alla seconda scossa, stavolta somministrata dagli elettrodi collegati allo scroto e al glande. La potenza era ancora modesta ma, anche in quel caso, fu la durata prolungata a costituire la causa della sofferenza. Sentì il pene tormentato dal bruciore e da convulsioni finendo nuovamente con l’urlare, cosa che divertiva molto le due Torturatrici.
La terza scossa fu somministrata usando il contatto che elettrificava la catenella e quello dello scroto. In questo caso la resistenza delle parti colpite gli permise di sopportare più a lungo la sofferenza tanto che, dopo quasi un paio di minuti, Lady Dana decise di aumentare progressivamente l’energia della scossa, fino a quando lo riportò alle sue inutili contorsioni e grida di dolore.
Non ebbe alcuno scampo poiché le due crudeli Dominatrici continuarono ad infierire inesorabili su di lui. Lasciandogli ogni tanto un po’ di tregua, quanto bastava perché potesse riprendere fiato, combinarono variamente gli elettrodi, la potenza e la durata delle scosse facendogli sperimentare una vasta gamma di sofferenze. Non c’erano le atroci fitte e fulminanti tipiche dei penetratori elettrificati che aveva dovuto sperimentare al mulino ed in altre occasioni di tortura poiché Lady Dana sembrava preferire, quella volta, scosse più lunghe approfittando meglio del molto tempo a disposizione.
Durante una tregua più duratura lo bagnarono ancora con il getto gelido e, per un attimo, lui ebbe l’ardire di sbirciare le due Signore. Lady Dana stava seduta sulla sua poltrona mentre Lady Susan gli si era avvicinata per guardarlo meglio. Incontrando per un solo istante lo sguardo di quest’ultima si intuiva appieno la sua gelida crudeltà e la sua soddisfazione nel vederlo patire. Lady Susan gli restò vicina mentre Lady Dana somministrava altre scosse, ghignando di compiacimento per i suoi prolungati lamenti. Poi, quasi d’improvviso, decise che aveva altro da fare e, dette poche parole all’amica, se ne andò.
Rimasto alle prese con la sola Lady Dana, seduta nella poltroncina, F subì molte altre scosse, sempre prevalentemente a passa potenza e lunga durata. Ebbe, poi, una nuova pausa quando l’Aguzzina si allontanò per i fatti suoi. Piegato dal patimento e dall’insopportabile sforzo causato dal modo in cui era immobilizzato ed appeso, non ebbe molto giovamento dalla tregua.
Malgrado la confusione che lo dominava potè notare che, al suo ritorno, Lady Dana si portava dietro un altro schiavo. Si trattava, per quanto ebbe modo vedere, di un giovane che portava in testa una specie di elmetto metallico che gli copriva il volto fino al naso, chiudendogli così gli occhi. Aveva i polsi ammanettati dietro alla schiena, catene alle caviglie ed una specie di lucchetto al pene. Lady Dana si sbottonò il soprabito e si slacciò camicia e pantaloni mostrando reggipetto e mutande. Sedutasi a gambe aperte fece mettere lo schiavetto davanti a sé, afferrandolo per l’elmetto e facendogli premere la bocca contro il suo sesso. Poi, mentre con una mano si massaggiava il seno, con l’altra azionò un comando del marchingegno per la tortura elettrica infliggendo ad F una nuova serie di scariche, più brevi ma più potenti delle precedenti, che lo colpivano a ripetizione in tutte le parti del corpo attaccate agli elettrodi.
Davanti a lui, che urlava, piangeva e si contorceva, la Dominatrice si fece leccare il sesso dal giovane schiavo che non poteva vedere nulla e poteva solo usare la lingua.
postato da fdfan, 15:52 | link | commenti 29/07/2008 L’Arrivo – Terza Settimana
Sedicesimo Giorno (I^)
Passarono le ore lentamente ed F, che doveva restare fermo in piedi al freddo e al buio, attese tristemente che qualcuno andasse ad occuparsi di lui. Senza cibo, acqua e sonno, trascorse la notte con la consapevolezza che avrebbe dovuto affrontare un terribile procedimento disciplinare. Gli bastavano i confusi ricordi della lezione avuta da Miss Manuela per sapere che sarebbe stata un’esperienza atroce, ciò era sufficiente per renderlo preda dell’ansia e del terrore.
Fu solo a mattino già inoltrato che venne tirato fuori dalla cella. Fu Lady Susan ad occuparsi di lui sganciandolo dalle catene e trasportandolo nella sala centrale delle carceri dove lo fece inginocchiare, ammanettato con i polsi dietro alla schiena, ai piedi di Lady Prinz e Lady Dana. Le due Aguzzine, vestite come Lady Susan con impermeabili di pelle nera, lo attendevano brandendo i loro scudisci.
Fu Lady Prinz che, sbrigativamente, prese la parola.
- A richiesta di Lady Susan – disse – è aperto il procedimento disciplinare nei confronti dello schiavo numero 45, appartenente a Lady Elena che lo ha inviato al Castello per un corso di istruzione base. Si da’ atto che Lady Elena non è presente e sarà informata del procedimento in corso. Lady Susan, in qualità di Guardiana che lo aveva in custodia per lo svolgimento di attività di servizio, ha denunciato gravi mancanze dello schiavo, il cui stato di servizio già recava numerose annotazioni negative da parte della stessa Lady Susan e di altre nobili Signore. In qualità di Guardiana Lady Susan ha provveduto a recludere lo schiavo presentando regolare richiesta di procedimento diretto nei suoi confronti. L’Ufficio della Persecuzione, da me rappresentato, ha esaminato la pratica ed ha riscontrato la necessità di proseguire nell’azione disciplinare. Per tali motivi viene disposta la comparizione dello schiavo in stato di arresto con l’immediata imposizione del regime di carcere duro e la sospensione di altre attività. L’esecuzione della misura cautelare è affidata al Corpo delle Guardiane, qui rappresentato da Lady Dana che si occuperà delle incombenze. In conformità alle indicazioni generali dell’Ufficio della Persecuzione, lo schiavo subirà privazione di cibo, acqua e sonno, sarà ripetutamente frustato e seviziato con scariche elettriche, verrà sodomizzato, appeso e applicato a macchine di tortura. Considerato che si ritiene vicina l’udienza avanti alla Corte il trattamento dovrà essere particolarmente grave in modo da assicurare che lo schiavo giunga adeguatamente provato all’inizio dell’istruttoria formale. L’Ufficio della Persecuzione provvederà a notificare immediatamente la richiesta di udienza alla Corte e ad interpellare tutte le Signore che hanno svolto annotazioni sulla vittima affinché possano chiedere l’azione disciplinare per le mancanze da Loro rilevate ovvero rinunciare o sospendere le loro richieste. All’Udienza si procederà alla formalizzazione delle accuse per cui si procederà e verranno stabilite le modalità svolgimento dell’inquisizione. Lo schiavo resterà, dunque, a disposizione dell’Accusa e la Corte provvederàa nominare la Signora che giudicherà il caso, l’esperta sanitaria che seguirà l’inquisizione e la Signora a tutela della difesa dell’imputato.
F, confuso, seguì le parole di Lady Prinz per quanto ne era in grado. In sostanza esse ribadivano la spiegazione che giorni prima aveva dato Miss Manuela ma ciò che colpiva maggiormente lo schiavo era la prospettiva di trovarsi alle prese con una procedura che, al di là delle parole, prevedeva da subito l’immediata imposizione di pesanti torture senza lasciargli la possibilità di una concreta difesa. Del resto, riflettè, aveva poco da difendersi poiché il principio che regolava la schiavitù era l’assoluto Dominio delle Signore: se avevano ritenuto in qualche modo offensivo il suo comportamento non aveva altro da fare che pentirsi della sua colpa ed era irrilevante ogni scusante che Loro stesse non avessero riscontrato.
- Sarà un piacere ed un onore per me – intervenne a quel punto Lady Dana – occuparmi personalmente del trattamento preliminare di questa vittima. So che Lady Susan sarebbe compiaciuta di assistermi…
- Immaginavo ciò – la interruppe Lady Prinz – ed è pacifico che durante l’arresto prima dell’Udienza la competenza ad occuparsi dello schiavo è del Corpo delle Guardiane, per cui non esistono impedimenti al piacere di Lady Susan. Tuttavia devo fare presente che all’avvio dell’Inquisizione vera e propria si dovrà nominare la Signora che guiderà l’indagine ed in quella fase non è opportuno che figuri Lady Susan, essendo la Dominatrice offesa che ha chiesto l’avvio della procedura disciplinare. Inoltre già fin d’ora Lady Susan dovrà essere riascoltata dal mio Ufficio per la formalizzazione delle accuse, quindi potrebbe essere impegnata e ciò ostacolerebbe la preparazione della vittima. Suggerisco, quindi, che sia Lei stessa, Lady Dana, a tenere le fila dell’arresto avvalendosi della collaborazione di Lady Susan quando non è impegnata. Con l’occasione Le suggerisco di coinvolgere Lady Lycia che ha già dimostrato particolare abilità nell’inflizione di sevizie.
- Accolgo i suoi suggerimenti – rispose Lady Dana – e possiamo cominciare da subito il trattamento.
- Bene allora – concluse la Signora dell’Ufficio della Persecuzione – io torno nel mio appartamento. Cominciate a martoriare la vittima e procuratevi l’assistenza di Lady Lycia, aspetto Lady Susan da me non appena sarete a buon punto.
Con quelle parole Lady Prinz si congedò lasciando F nelle mani delle due terribili Aguzzine.
postato da fdfan, 12:06 | link | commenti 16/07/2008 L’Arrivo – Terza Settimana
Quindicesimo Giorno
Al risveglio F trovò che la sua squadra era stata presa in consegna da Lady Susan. Considerati i trascorsi con quella Dominatrice, F si preoccupò parecchio della cosa. Malgrado ciò la giornata cominciò come le precedenti e la Guardiana non sembrava particolarmente interessata al lavoro degli schiavi che aveva in custodia. Dopo averli fatti pulire in bagno li condusse ai loro posti letto affinchè prendessero sai, calzettoni e zoccoli poiché, come disse sbrigativamente, erano stati destinati a svolgere pulizie all’esterno.
Fu così che F si ritrovò a varcare il portone che conduceva nel piazzale del Castello e qui Lady Susan lo fermò assegnandogli il compito di tenere pulito il tratto di pavimento antistante l’entrata. Ebbe a sua disposizione una scopa con un manico corto, per usare la quale era obbligato a stare con la schiena curva, una paletta, uno straccio da dare per terra con un secchio d’acqua ed un sacco per le immondizie. Senza farsi ripetere l’ordine si mise subito al lavoro, sperando di scansare le preoccupanti attenzioni della crudele Guardiana.
La temperatura esterna era un po’ risalita, rispetto al giorno dell’arrivo, ed il saio offriva adeguata protezione anche tenendo conto del riscaldamento dovuto alla fatica. F, con impegno, spazzò il tratto di pavimento che gli era stato assegnato, tirò su le foglie ed il terriccio che mise nel sacco poi, inginocchiatosi, passò lo straccio bagnato pulendo con cura. Non aveva ancora finito quando di lì passarono alcune Dominatrici con al seguito schiavi incatenati e cani. Nessuno lo badò ma inevitabilmente il pavimento fu di nuovo sporco per cui subito si dovette rimettere all’opera dall’inizio. Non se ne rammaricò poiché già sapeva che quel genere di cose sarebbero successe per tutto il giorno, di continuo.
Un po’ più strana era l’assenza di Lady Susan che, dopo averlo messo al lavoro ed avere portato via gli altri della sua squadra, era passata solo una volta a sbirciarlo da lontano. Non capiva se ciò significava che stava svolgendo bene l’incarico oppure se la Guardiana aveva trovato qualcun altro con cui prendersela. In ogni caso sembrava una buona notizia e se ne rallegrò in cuor suo.
La svolta nella giornata avvenne, invece, nel tardo pomeriggio, quando già cominciava a far scuro.
F stava passando per l’ennesima volta la scopa, raccogliendo foglie e grumi di fango, con le spalle al piazzale. Non si accorse che Lady Susan e Lady Dana si erano piazzate, silenziosamente, dietro di lui fin quando le sentì sghignazzare. Voltandosi di scatto lasciò cadere la scopa, si chinò per raccoglierla, quindi rimase lì con l’attrezzo in mano non sapendo che fare.
- Eccolo qui, il solito incapace! – esclamò Lady Susan con tono irato.
In un istante F comprese che stava per subire una fregatura studiata deliberatamente dalle due Dominatrici a cui non avrebbe avuto alcuna possibilità di sottrarsi. Con questa certezza in mente rimase paralizzato davanti alle Aguzzine che cominciarono a far sibilare nell’aria i loro scudisci.
- Lo vedi? – ghignò ancora Lady Susan all’amica – Sta lì, fermo come un cretino e non ci rende gli onori che ci sono dovuti!
Udito ciò F si rese conto che avrebbe dovuto inginocchiarsi davanti alle Signore e cercò di rimediare ma fu fermato da una violenta nerbata di Lady Susan, che lo prese in faccia sbraitando una manciata di parole in lingua straniera. Fulminato dalla sferzata e senza avere capito ciò che gli era stato detto, F rimase immobile, mezzo chinato e a testa bassa.
- Non hai capito, merda!?! – urlò allora Lady Dana – Obbedisci immediatamente!
Non sapendo che fare abbozzò nuovamente ad inginocchiarsi ottenendo solo di ricevere una nuova nerbata. Lady Dana sbraitò nuovamente il comando nella lingua sconosciuta poi, dopo avergli assestato un terzo colpo di scudiscio, si decise a ripeterlo in modo comprensibile.
- In ginocchio nudo! – comandò – Vediamo se così capisci!
La traduzione consentì ad F di obbedire. Sfilandosi il saio, le calze e gli zoccoli di legno già sapeva che aveva totalizzato altri punti negativi poiché le Signore non lo avrebbero mai scusato anche se era chiaro che non aveva possibilità di eseguire il comando senza la traduzione. Facendosi coraggio si mise in ginocchio cercando di mantenere la posizione corretta malgrado il dolore delle nerbate ed il freddo che si faceva pungente.
Le due Aguzzine restarono un po’ a guardarlo, confabulando fra loro.
- Vedo che qui c’è ancora sporco – sentenziò Lady Susan osservando intorno – e la tua inettitudine è aggravata dalle continue disobbedienze.
Si rivolse dunque a Lady Dana parlandole nuovamente nella lingua che F non capiva. L’altra replicò nello stesso idioma, poi entrambe tornarono a fissare F.
- Ti lasciamo per pochi minuti – concluse Lady Susan – Nel frattempo vedi di obbedire a quanto ha detto Lady Dana.
Con quelle parole le due girarono sui tacchi e varcarono la porta del Castello. F, rimasto lì, non aveva la più pallida idea di cosa doveva fare. Forse gli avevano comandato di pulire, forse di restare ad aspettare, forse qualcos’altro. Non sapeva se rivestirsi o restare nudo. Mentre era in quell’incertezza, passarono davanti a lui alcune altre Signore che si soffermarono a guardarlo. Fra loro c’era Lady Cotton che, dopo un breve silenzio, lo apostrofò usando ancora la lingua sconosciuta. Ciò suscitò l’ilarità delle altre Dominatrici mentre ad F era ormai chiaro che gli era stato teso un tranello da cui non aveva possibilità di salvarsi.
In quel mentre tornarono fuori Lady Susan e Lady Dana che si mostrarono furiose vedendolo lì, fermo in ginocchio.
- Questo schiavo è sotto la tua sorveglianza? – chiese Lady Cotton a Lady Susan – Sappi che mi ha appena disobbedito! Gli ho comandato di venirmi a leccare gli stivali ed invece è rimasto lì, fermo come un coglione!
- E’ da quando è arrivato che fa lo spavaldo ed anche poco fa ha contravvenuto ai miei ordini – replicò la Guardiana – Cosa devo fare a questo punto? – concluse rivolgendo la domanda a Lady Dana.
- Le sue mancanze sono gravi – sentenziò la Signora interpellata – Ha svolto male il suo lavoro, non si è inginocchiato subito quando gli ci siamo avvicinate, ha disobbedito all’ordine di spogliarsi immediatamente, è rimasto qui a perdere tempo anziché affrettarsi a pulire quando ce ne siamo andate ed in più ha disobbedito alla nostra amica… Oltre all’inefficienza dimostra una totale assenza di rispetto verso di te e verso tutte le Dominatrici.
- Già… - aggiunse Lady Cotton – e in questo modo ti fa fare una brutta figura davanti a Signore importanti del rango di Lady Dana!
Fu quest’ultima osservazione a far perdere definitivamente le staffe a Lady Susan che, d’altra parte, sicuramente non aspettava altro.
- Basta! – urlò la Guardiana – E’ ora di finirla con questo schiavo che, fra l’altro, ha già accumulato una serie interminabile di osservazioni negative sul suo stato di servizio! Deve essere subito sottoposto ad un adeguato procedimento disciplinare che sanzioni tutte queste sue mancanze!
- E’ la scelta giusta – giudicò Lady Dana con l’approvazione di Lady Cotton e delle altre Signore presenti – Va subito portato in carcere, poi regoleremo la procedura…
Fu con quelle poche parole che venne decisa la sorte di F. In un baleno lo schiavo si trovò in bocca un grosso bavaglio metallico, i polsi ammanettati dietro alla schiena ed una catena al collare che Lady Susan usò per condurlo, strattonandolo, nei sotterranei del Castello. Pochi minuti furono sufficienti per metterlo nuovamente in una cella senza finestre, umida, fredda e stretta tanto che vi poteva stare solo in piedi. La catena del collare fu attaccata ad un gancio nella parete e la porta venne chiusa lasciandolo completamente al buio. Imprigionato lì potè sentire Lady Susan dire alle amiche che intendeva andare subito a presentare la denuncia diretta per ottenere il giudizio disciplinare.
Le Signore si allontanarono ed il carcere restò silenzioso. Incatenato lì, al buio, F non aveva altro da fare che aspettare il peggio e piangere sommessamente per la nuova disavventura capitatagli.
postato da fdfan, 17:41 | link | commenti 25/06/2008 L’Arrivo – Seconda Settimana
Quattordicesimo Giorno
La giornata iniziò presto e fu ancora Lady Cotton a prendere in consegna F e gli altri due schiavi della squadra del giorno prima.
Sbrigativamente la Guardiana li portò al bagno per i loro bisogni e per farli pulire poi, senza tante spiegazioni, li condusse nuovamente nel salone dove già avevano lavorato. Li sistemò ancora con bavaglio e lucchetto alle mani, consegnò secchi e stracci e assegnò a ciascuno un pezzo di pavimento andandosene subito dopo. L’ordine, semplice e sbrigativo, era di continuare a pulire fino a quando sarebbe tornata a prenderli.
Ad F, stavolta, era capitato il pezzo di pavimento più lontano dalla porta e ciò gli rese un po’ più facile il lavoro. Durante le prime ore non ci fu passaggio di Dominatrici per cui riuscì a pulire adeguatamente ciascuna mattonella. Più tardi transitarono alcune Signore che portavano fuori schiavi nudi e i loro cani. Al loro rientro inevitabilmente sporcarono il pavimento ma F, a testa bassa, si affrettò a pulire ogni centimetro quadrato con grande attenzione.
Qualche altra ora senza transiti gli permise di allentare un po’ il ritmo che, poi, dovette ancora accelerare quando ci fu un certo andirivieni di Signore, schiavi e cani.
Non aveva certamente tempo di distrarsi ma, tutto sommato, quel lavoro era meno penoso dell’impiego al mulino ed aveva il pregio che anche le più crudeli Aguzzine sembravano ignorarlo. Ad esempio le stesse Lady Susan e Lady Dana gli passarono accanto senza nemmeno badargli e ciò lo rincuorò facendogli pensare che se lavorava e stava al suo posto poteva evitare di peggiorare il suo stato di servizio.
L’intera giornata passò senza eventi particolari. Alla sera potè cenare come il giorno precedente e, dopo un passaggio al bagno comune, si ritrovò incatenato al suo posto sul pavimento. Nuovamente ringraziò le Signore per la loro clemenza e dormì senza affanni.
postato da fdfan, 13:21 | link | commenti (1) 23/06/2008 L’Arrivo – Seconda settimana
Tredicesimo Giorno
Entrando nella cella le due Guardiane non riuscirono a trattenere il disgusto.
F giaceva a terra, letteralmente incrostato di merda e piscio, tremante per il freddo e ancora scosso da fremiti.
Le Signore, schifate dalla vista e ancor più dall’odore, furono sbrigative nel liberarlo dalle catene. Furono necessarie varie nerbate per costringerlo a rialzarsi e farlo uscire dalla cella. Nel corridoio del sotterraneo riuscirono a farlo stare in piedi e lo esaminarono rapidamente. F, ormai, assomigliava ad una larva cosparsa di indicibile sporcizia ed emanava un odore orribile.
Le Guardiane, superate lo schifo, risero di lui commentando che era uno degli schiavi peggio conciati che avessero mai tirato fuori da una cella. Per risvegliarlo completamente ritennero efficace somministrargli qualche altra nerbata quindi, senza mettergli altre catene, lo sospinsero avanti lungo il corridoio sotterraneo.
Camminarono a quel livello per qualche minuto finché sbucarono in una stanza meglio illuminata e con pavimento e pareti piastrellate. Qui lo appesero per i polsi ad una catena proprio in mezzo della stanza. Davanti a lui uno specchio lo inquadrava per intero permettendogli di constatare le condizioni in cui era ridotto. Incrostato di sporcizia, con capelli e barba lunghi, deperito e segnato da lividi, aveva un aspetto ancor peggiore di come si era visto quando Lady Dana e le sue amiche lo avevano torturato.
Le due Guardiane, senza tanti riguardi, usarono una pompa con un getto d’acqua fredda per pulirlo grossolanamente. Poi chiamarono nella stanza uno schiavo affinché proseguisse nella pulizia. Il nuovo arrivato era un ragazzo dall’aspetto mingherlino. Era nudo e depilato, con i capelli rasati ed un attrezzo costrittivo al pene, una specie di gabbietta metallica tenuta ferma da un cinturino di catena ai fianchi e da un fermaglio che stringeva la base dello scroto.
Il giovane portava un secchio con una spugna insaponata che usò sul corpo di F per pulirlo accuratamente di tutta la sporcizia. Era una spugna ruvida, che irritava la pelle, ma il fastidio provocato era risibile per uno schiavo che aveva già subito tante frustate e percosse. Quando l’insaponatura fu completata le Guardiane usarono nuovamente il getto freddo per sciacquarlo. Fu solo in quel momento che F riconobbe fra le due Lady Cotton che usava la pompa ghignando.
- Completiamo la pulizia con una depilazione totale – disse costei rivolta al giovane schiavo che, subito, si affrettò a recuperare una scatola di legno che conteneva apprezzi da barbiere.
Il ragazzo per prima cosa mise una tela cerata sotto i piedi di F, quindi usò una macchinetta per tagliargli i capelli e i peli sia delle ascelle che del pube. Armato di un rasoio curò nei dettagli la depilazione, senza schiuma da barba, nei minimi particolari fino ad avere rimosso ogni residuo pelo dal corpo di F. Capelli e peli erano caduti tutti nella tela cerata che il giovane sfilò da sotto i piedi dello schiavo incatenato avvicinandoli alle Dominatrici.
- Sai come devi procedere – disse laconicamente Lady Cotton.
Senza esitazioni il giovane si inginocchiò e si chinò sulla tela cominciando ad ingoiare tutti i peli. Procedette speditamente ingoiando senza sosta e leccando, infine, la tela.
Il suo comportamento sembrò soddisfare le Guardiane che, controllato che non vi fossero residui, gli comandarono di tornare da dove era venuto. Dopodiché staccarono F dalla catena e lo misero più vicino allo specchio in modo che potesse vedersi meglio.
Così depilato aveva assunto un altro aspetto. Il deperimento era ancor più visibile di prima ed i lividi lasciati dalle frustate apparivano più marcati. Il gelo dell’acqua gli aveva fatto indurire le palle e rimpicciolire il pene. Perlomeno era pulito e ciò lo rendeva decoroso.
Lady Cotton e l’altra Guardiana lo controllarono attentamente, palpandolo brutalmente, quindi gli unirono i polsi dietro alla schiena e gli misero una catena alle cavigliere. Fatto ciò lo spinsero fuori della stanza conducendolo lungo altri corridoi e su per varie rampe di scale fino ad una nuova sala dove altri schiavi erano in attesa. Erano, in tutto, una decina, incatenati e depilati allo stesso modo, alla presenza di Lady Prinz che stava controllando alcuni fascicoli su una scrivania.
F, che fu l’ultimo che doveva arrivare lì poiché le tre Guardiane, dopo una rapida consultazione fra loro, si allontanarono lasciandoli lì, seduti sul pavimento ed appoggiati con la schiena alle pareti. Gli schiavi, dunque, ebbero la possibilità di riposarsi un po’, beneficiando del tepore della stanza. F si appisolò nuovamente, finalmente alleviato dai dolori gastrici e intestinali che lo avevano devastato nell’ultima giornata
Passò almeno un paio di ore fino al rientro delle Dominatrici che, fatti alzare gli schiavi, si degnarono di informare il gruppo circa la prosecuzione dell’addestramento.
- Da oggi – disse Lady Prinz – sarete adibiti alla pulizia dei locali dove si svolgono le attività del Castello. Si tratta di mansioni semplici che, però, devono essere svolte con la massima efficienza, a pena di gravi punizioni. Il lavoro da fare vi verrà di volta in volta spiegato dalle Guardiane addette alla vostra sorveglianza e non mi dilungo oltre in proposito. Devo, comunque, avvertirvi che in queste occasioni avrete modo di incontrare frequentemente molte Signore, pertanto è richiesta una particolare attenzione al corretto comportamento formale al loro cospetto. Non sarà ammesso il minimo sgarro al regolamento.
Dette quelle poche parole la Guardiana confabulò brevemente con le colleghe, quindi uscì dalla sala. Fu Lady Cotton a prendersi cura di F e di altri due schiavi. Li prese da parte e liberò i loro polsi consegnando poi a ciascuno un secchio ed uno straccio. Con lo scudiscio indicò loro il percorso da seguire, attraverso stanze e corridoi, fino al grande salone che costituiva l’ingresso del Castello dove F era stato a lungo appeso al suo arrivo, in attesa della visita medica.
Lady Cotton mostrò agli schiavi che in un angolo del salone, nascosto dietro una colonna, c’era un rubinetto ed uno scolo.
- Attingerete l’acqua da qui per riempire i secchi – spiegò – e con gli stracci bagnati dovrete pulire tutto il pavimento del salone, ininterrottamente. Si tratta di una sala attraversata spesso e chi viene dall’esterno ha le suole sporche per cui dovrete immediatamente ripulire. Quando passerò per i miei controlli non intendo vedere la minima macchia. Per questa volta non vi verranno applicati attrezzi costrittivi particolari e mi auguro che saprete essere degni di questa attenzione poiché potete immaginare quanto sia fastidioso lavorare chini sul pavimento con un grosso penetratore ficcato nel culo e con catene che stringono atrocemente le carni. Dato che avete a disposizione dell’acqua e non vi è concesso bere vi metterò un bavaglio metallico chiuso a lucchetto. Per evitare mosse azzardate, poi, vi chiuderò i bracciali con un altro lucchetto lasciandovi le mani sul davanti. Lavorerete in ginocchio e vi potrete alzare solo per andare a riempire e svuotare il secchio.
Non perse tempo in altre spiegazioni e fece quanto aveva annunciato prendendo gli attrezzi da una borsa che aveva con sé. F, in breve, si trovò con le mani congiunte ed uno stretto bavaglio costituito da una sfera di ferro infilata in bocca e tenuta dentro da una fibbia metallica stretta e chiusa a chiave dietro la nuca. Rispetto ai più fastidiosi attrezzi che gli era capitato di dovere portare quella minima bardatura non rappresentava una pena per lui. Si rese, invece, ben presto conto di quanto fosse difficile e pesante il lavoro.
Lady Cotton assegnò a ciascuno dei tre schiavi un pezzo del salone e ad F toccò quello intermedio. Presa l’acqua e bagnato lo straccio si inginocchiò per cominciare subito a lustrare il pavimento, in mattonelle rustiche, che evidentemente non era stato pulito da qualche giorno. Polvere e terra sporcavano lo staccio per cui doveva sempre bagnarlo e strizzarlo, fregando poi con forza con entrambe le mani. Lady Cotton passeggiava ora davanti ad uno ora all’altro e le suole dei suoi stivali, bagnate, lasciavano tracce proprio dove aveva appena pulito. Quindi doveva di continuo tornare indietro e poi ricominciare, senza sosta.
A testa bassa non azzardò nemmeno di alzare lo sguardo sulle altre Dominatrici che, di tanto in tanto, passavano. Chi veniva da fuori sporcava inevitabilmente e lo schiavo addetto al primo tratto di pavimento doveva di continuo fregare le mattonelle vicino alla porta. In sostanza era impossibile tenere perfettamente pulito e, per quanto si affannassero, era chiaro che ad un controllo sarebbero rimasti tutti e tre a rischio di punizione. La sola fortuna fu che Lady Cotton venne raggiunta da una collega con la quale si mise a chiacchierare senza troppo badare ai suoi lavoranti. Anzi, ad un certo punto se ne andò con l’amica lasciando detto ai tre che continuassero a sgobbare fino a quando sarebbe tornata a riprenderli.
Così F, concentrato sul pavimento e sullo straccio, continuò a pulire ininterrottamente per ore e ore. Sudava per la fatica malgrado la temperatura bassa del salone, bramava l’acqua che non poteva bere e si faceva piccolo piccolo quando passavano le Signore, dietro alle quali si affrettava a pulire.
Il lavoro continuò senza sosta fin quando Lady Cotton tornò. Fu solo quando la Dominatrice fece alzare da terra i tre schiavi che F si rese conto che aveva passato gran parte della giornata chino sul pavimento. Le ginocchia gli dolevano, aveva sete e fame oltre ad una gran stanchezza. La Guardiana non si degnò neppure di controllare la qualità della pulizia e li condusse via, fino alla sala dove era preparata la cena degli schiavi.
F e gli altri due della sua squadra, raggiunti poco dopo da un’altra mezza dozzina di schiavi nudi, poterono cibarsi liberati da catene e bavagli. Ognuno di loro ricevette una ciotola da cui mangiare stando in ginocchio. La sbobba liquida non aveva un sapore particolare e poteva essere pane misto ad abbondante acqua. Dopo tante privazioni e poltiglie dal sapore immondo quel poco di cibo mangiabile fu come una leccornia. Durante il pasto gli schiavi furono tenuti d’occhio da un paio di Guardiane che sembravano poco interessate a loro, tanto che non somministrarono alcuna frustata in giro.
Scaduto il tempo per mangiare le due Dominatrici portarono gli schiavi alla solita stanza adibita a cesso comune lasciando il tempo per espletare le necessità fisiologiche e consentendo anche una rapido lavaggio con l’acqua tiepida. F, che si era completamente svuotato durante la reclusione in cella, non ebbe bisogno di defecare e si liberò solo di un po’ di urina.
Nel giro di pochi altri minuti F si ritrovò al suo posto “letto”, cioè al giaciglio sul pavimento a cui fu incatenato per polsi e caviglie, a pancia in su con gambe e braccia aperte. Fu spenta la luce e solo in quell’istante si rese conto che quel giorno era passato senza punizioni. Si sentì colmo di gratitudine per la grazia accordatagli dalle Signore e subito dopo, esausto, cadde in un sonno profondo.
postato da fdfan, 11:59 | link | commenti 19/06/2008 L’Arrivo – Seconda Settimana
Dodicesimo Giorno
F fu preso in consegna da un paio di Guardiane a cui fu consegnato da Lady Lycia e Miss Sammy dopo avergli tolto la bardatura con l’otturatore anale.
Fu una grande liberazione per lo schiavo sentirsi nudo, tranne che per bracciali, cavigliere e collare. Il culo gli bruciava e la carne era tutta dolente ma, finalmente, l’essere privo di attrezzi costrittivi alleggeriva un po’ la sua condizione.
Usciti dal salone del mulino attraversarono un corridoio fino ad una rampa di scale che li portò in uno dei sotterranei del Castello. Qui la temperatura era notevolmente più bassa di quella dell’altro in cui aveva trascorso le ultime giornate. Pur rabbrividendo F non aveva motivo di dolersi di quel cambiamento: il solo fatto di avere finito il periodo di quell’atroce lavoro gli dava la forza di affontare ogni novità.
Giunsero, dunque, in una parte dei sotterranei con parete grezze e pavimento in cemento, senza rivestimenti, tetramente illuminata da qualche debole lampadina. Sul corridoio si affacciavano porte di legno, strette e basse, chiuse da grossi chiavistelli. Le Guardiane lo fermarono davanti ad una di queste e la aprirono rivelando che all’interno c’era una piccola cella senza luce né finestre. Il pavimento era in terra battuta e l’unica cosa al suo interno era un gancio attaccato ad una parete da cui pendeva, unito con una catena, una grossa sbarra di ferro dall’aria molto pesante.
Le due Signore, senza parlargli, lo spinsero dentro e lo seguirono anche se, visibilmente, non sembravano gradire quel lavoro. Il motivo era abbastanza evidente: la piccola cella oltre che fredda ed umida era impestata dal fetore di escrementi vari lasciati dai suoi precedenti ospiti.
Una Guardiana lo fece sedere contro il muro e gli attaccò il collare al centro della sbarra metallica usando un lucchetto. Analogamente collegò i bracciali alle estremità dell’asse lasciandogli le gambe libere. Regolò, poi, la catena in modo da lasciarli una libertà di movimento a cui non era più abituato.
L’altra, nel frattempo, si occupò di raccogliere da terra due ciotole metalliche. Tornò nel corridoio e dopo poco rientrò nella cella ponendo le vaschette vicino ad F. Una era colma d’acqua, l’altra conteneva una specie di zuppa fredda la cui composizione era poco comprensibile.
- Hai qualche ora di riposo qui – disse la Guardiana che lo aveva incatenato – Approfittane per dormire e rifocillarti perché subito dopo avrai bisogno di tutte le energie per tornare al lavoro. Puoi cagarti e pisciarti addosso e, come vedi, chi ti ha preceduto qui non ha fatto complimenti!
F ebbe appena il tempo di memorizzare la posizione delle ciotole prima che le due Guardiane uscissero dalla cella e lo chiudessero dentro lasciandolo nell’oscurità.
Sprofondato nel buio F ascoltò i passi delle Signore che si allontanavano parlando piano. Subito dopo cadde il silenzio.
Impiegò un po’ di tempo per adattarsi alla nuova situazione che, malgrado lo stato della cella e l’incatenamento, risultava comunque più comoda rispetto al modo in cui era stato trattato in quegli ultimi giorni.
La sbarra di ferro gli pesava sul collo e doveva tenere le braccia aperte, con i polsi all’altezza delle spalle. Poteva però muoversi abbastanza agevolmente ed aveva le gambe libere. Il gioco della catena non gli consentiva di stare in piedi ma poteva drizzarsi quel tanto che bastava a mettersi in ginocchio o seduto. Cosa più importante poteva stendersi anche se il pavimento di terra era cosparso di putridume, sia fresco che stagionato.
Dopo un po’ di acclimatamento gli sembrò di potere sopportare meglio il freddo anche se l’umidità gli entrava nelle ossa. Quanto al fetore stagnante non gli risultava particolarmente rivoltante, forse perché ci si era abituato stando in mezzo al lercio al mulino, forse perché era lui stesso a puzzare molto più della cella.
Si mosse con grande cautela per riuscire a portare la testa sopra alle ciotole di cui aveva istintivamente annotato mentalmente la posizione. La Guardiana sembrava averla voluta mettere proprio in un punto in cui poteva arrivare ma a fatica perché era costretto a tirare il collo al limite massimo consentito dalla catena. Il suo bisogno principale, in quel momento, era quello di bere e non badò al collare che lo stringeva mentre si chinava per lambire l’acqua. Il liquido era gelato e dal gusto leggermente metallico e salato, cosa che gli fece pensare che provenisse da qualche vecchia tubatura. Ne sorbì più che potè perché aveva la gola arida e l’acqua gelida arrivata nello stomaco mise immediatamente in moto gli stimoli fisiologici che nei giorni precedenti erano stati pressochè bloccati dalle privazioni e dagli attrezzi costrittivi. In sostanza quasi non si rese conto che, realizzando le previsioni della Guardiana, cominciò a pisciarsi addosso. L’urina zampillò dal suo cazzo, flaccido e rimpicciolito, mescolandosi al lercio che già c’era sul pavimento. Ebbe appena il tempo di constatare ciò che sentì l’irrefrenabile bisogno di svuotare le viscere. Non oppose alcuna resistenza allo stimolo naturale. Era inclinato su un fianco, con la testa sulla ciotola già svuotata a metà, quando lasciò uscire un lungo peto a cui fece subito seguito una scarica di diarrea.
Non se ne stupì. La lunga introduzione dei penetratori anali e le scosse elettriche subite gli avevano certamente scombussolato l’organismo. Del resto aveva mangiato tanto poco che non poteva sicuramente produrre feci dall’aspetto sano. Questa riflessione, dopo avere placato un po’ la sete, lo fece indirizzare alla seconda ciotola che conteneva ciò che, nella logica delle Dominatrici, rappresentava il suo cibo.
Diversamente da quelle sperimentate in altre occasioni, la strana zuppa che gli avevano portato sembrava pressochè priva di gusto. Si trattava di una specie di brodo freddo gelatinoso che inglobava dei biscotti spugnosi, alcuni pezzi di verdura e qualche brandello di carne filosa. Non era facile capire se si trattasse di avanzi o di un preparato apposito ma per F non era quello il problema dato che, placata un po’ la sete, il suo principale motivo di patimento era la fame.
Affrontando la ciotola del cibo, che era un po’ più lontana della prima, si dovette innanzi tutto arrangiare per avvicinarsela. Riuscì nell’operazione ma, alla fine, si ritrovò steso a pancia in giù, a sguazzare nella sporcizia preesistente e nella sua stessa diarrea. Non badò nemmeno a questa complicazione tuffando il viso dentro alla ciotola senza esitazioni. Trattandosi di una poltiglia gelatinosa non poteva sorbirla come aveva fatto in altri casi, finì dunque per impiastricciarsi tutto cercando di lambire ogni minuscola parte di cibo.
Mangiare non fu facile ma, in definitiva, F riuscì ad ingurgitare la porzione riducendo al massimo lo spreco..
A quel punto, dopo avere bevuto e mangiato, F affrontò l’altra urgenza che ho tormentava: il sonno. Smise di sforzarsi di tenere la testa alta e la appoggiò al suolo, senza badare al fatto che finiva proprio sopra gli escrementi secchi lasciati da un precedente ospite della cella. Assecondato dal buio sprofondò in un sonno improvviso.
Difficile dire per quanto tempo dormì. Fu un sonno profondo e senza sogni fino al momento in cui si risvegliò bruscamente, colto da dolorosi spasmi allo stomaco e all’intestino. Subito si rse conto che nuovamente si era pisciato e cagato addosso. La diarrea gli colava dal culo e sentiva il cazzo in mezzo alla pozza di urina ancora tiepida. Piegò le gambe in avanti contorcendosi senza trovare la forza per alzarsi sulle ginocchia. Riuscì a rannicchiarsi in qualche modo nel tentativo di tenere in caldo la pancia da cui gli partivano fitte lancinanti.
Non riusciva a capire se i dolori dipendevano dal cibo che aveva ingurgitato, dalla reazione all’alimentazione dopo essere stato pressoché a digiuno o dal freddo della cella, che sembrava essere peggiorato.
Di certo, indipendentemente dalla causa, i dolori erano forti e lo squassavano dall’interno. Sudava freddo, scoreggiava disgustosamente e non tratteneva più né urina né diarrea. Fu allora che, nel buio della cella, ebbe l’impressione di udire urla di dolore provenire dalle celle vicine. Immaginò che anche negli antri a lui vicini altri schiavi, nudi e sommersi dallo sterco, stessero patendo analoghi tormenti. Pianse mentre si sentiva privo di ogni forza.
Quando i dolori si attenuarono riuscì a dormire ancora un po’, svegliandosi più tardi nuovamente in preda agli spasmi che gli facevano rilasciare altre scariche di diarrea. Nuovamente il male si attenuò e gli permise di addormentarsi. Poi tornò e lo svegliò.
Continuò così, come un’atroce altalena fra sofferenza e riposo, fin quando potè assopirsi un po’ più a lungo. L’ultimo risveglio, quello finale, fu provocato dall’apertura della porta della cella con l’ingresso delle due Guardiane incaricate di prelevarlo.
postato da fdfan, 09:59 | link | commenti 18/06/2008 Dopo due anni di inattività è ripresa la pubblicazione delle storie "femdom", ripartendo dal punto in cui eravamo rimasti del primo racconto.
postato da fdfan, 08:56 | link | commenti (3) 17/06/2008 L’Arrivo – Seconda Settimana
Dal Nono all’Undicesimo giorno
E’ quasi impossibile descrivere la settimana di lavoro svolta da F al mulino. Si trattò di una tortura continua, di una fatica estrema e di una penosa interminabile umiliazione. Gli schiavi addetti alla macchina si ritrovarono ben presto ridotti ad essere soltano oggetti, squallide creature sofferenti e prive di umanità.
L’ambiente cupo ed opprimente, in cui perfino le Dominatrici sembravano essere a disagio, sarebbe stato sufficiente per piegare ogni possibile resistenza. Il lavoro era massacrante, pesantissimo anche al di là dell’impiego delle torture che lo aggravavano esageratamente. La quantità minima di cibo ed acqua, che le Aguzzine dosavano secondo il loro capriccio, era assolutemente inadatta a sostenere gli schiavi sottoposti allo sforzo disumano. La privazione del sonno, poi, rendeva la situazione ancora più tragica.
F aveva l’impressione di vivere in un incubo, doloroso e interminabile, in cui tutto era preordinato per distruggerlo nel fisico e nella mente.
Come se non bastasse la fatica ed il dolore del lavoro, le Aguzzine che si davano il cambio a turni escogitavano di frequente sevizie particolari a cui sottoporre gli schiavi nei brevi periodi un cui non erano adibiti al mulino. F, in particolare, imparò a conoscere la crudeltà di Lady Lycia che sembrava nutrire un perverso interesse nei suoi confronti.
Quando quella Signora era di turno, infatti, non mancava di prenderlo di mira con sonore frustate. Più di una volta gli impedì completamente di riporsarsi sottoponendolo a continue scosse elettriche o facendolo strisciare in catene nel putridume.
- Mi diverti – gli disse una volta – Quando avrò occasione mi servirò di te per il mio diletto e ti assicuro che avrai modo di ricordare per sempre il mio modo di svagarmi.
Furono parole che restarono scolpite nella mente di F che già tanto aveva patito ma aveva anche compreso che non c’era limite alla possbile crudeltà delle Dominatrici.
Quanto alle altre Aguzzine, non da meno di Lady Lycia, F non ne conservò particolari ricordi. Da tutte venne frustato, sodomizzato e martoriato, così come accadeva a tutti gli schiavi addetti al mulino. Nessun’altra, però, diede l’impressione di essersi concentrata in particolare su di lui.
- Quando sarai più in forze – gli disse ancora Lady Lycia – ed un po’ meno putrido mi occuperò di qualche aspetto della tua educazione che mi sembra ancora carente. In questi giorni non sei sempre stato all’altezza delle mie aspettative ed ho segnato numerose infrazioni che hai commesso anche senza rendertene conto.
Con quei pensieri in testa, che finivano con l’essere le sole cose ad occupare la sua mente di schiavo, F affrontò gli ultimi turni della sua permanenza al mulino. Era così definitivamente confuso, oltre che fisicamente allo stremo, da non rendersi conto che il periodo di quell’impiego non era durato una settimana intera ma cinque giorni. E, in definitiva, erano undici giorni da quando aveva varcato il cancello di quel mondo in cui la schiavitù ed il Dominio delle Signore erano regole ferree ed implacabili. Tanti erano bastati per portarlo allo stadio di alienazione che sembrava senza ritorno.
Si compiva, dunque, l’undicesimo giorno quando F completò quella fase della sua atroce esperienza.
postato da fdfan, 14:49 | link | commenti |